Oggi non è una data storica per Napoli, come si va urlando da più parti, oggi si abbatte un pezzo di storia della nostra città. Si sta distruggendo una delle testimonianze più significative dell’architettura moderna. Come i barbari lo si fa in pompa magna, come al patibolo, come le streghe bruciate in piazza, che vergogna!

Non siamo certo i soli a pensarla così, pur riconoscendo le difficoltà e il degrado, la Technische Universitat Munchen Architektur ha dedicato un intero corso al recupero delle Vele, Vision dalla Cina gli ha dedicato trenta pagine della sua rivista, i portali Floornature e Sosbrutalism lanciano appelli per la salvaguardia, nel numero di Domus in edicola Tobias Zielony chiude così il suo duro articolo «vedo gli edifici dall’aereo e non hanno perso il loro mix di forza e fascino».

Ma quello che più mi interessa qui segnalare è il pensiero da Scampia di Nancy, una ragazza che lì ci vive: «Sono contro l’abbattimento delle Vele, perché è vero che c’è il degrado ma le Vele sono la parte fondamentale di Scampia, immaginate Scampia senza Vele? Come piazza Garibaldi senza la statua. Non credo che abbattendo le Vele si toglie il degrado e la criminalità, perché a questo punto si deve togliere il Bakù, i sette Palazzi e via dicendo. Io credo che le Vele devono restare, si dovrebbero ristrutturare e farle diventare nuove, spero che non verranno abbattute, vorrei un aiuto da voi per fermare questa esecuzione a un pezzo di storia».

Un progetto per un quartiere forte, coraggioso e visionario, viene massacrato da un’idea malsana che annulla la forma e il significato di un luogo e di una comunità in nome di un simbolo da sacrificare, per lavarsi la coscienza, per tentare di nascondere il miserabile fallimento della politica che ha abbandonato al degrado l’architettura e alla disperazione le persone, lasciando che un quartiere, tra i pochi segnati dall’architettura con un’identità possente, fosse ingiustamente ridotto a simbolo della camorra. Ma Le Vele non sono Gomorra, criminale è averle abbandonate; pur senza alcuna manutenzione, senza neanche impianti funzionanti, anzi talvolta senza proprio averli montati gli impianti e gli ascensori, l’architettura delle Vele ha resistito comunque, piena di gente e di vita.

Le Vele hanno una storia lunga cinquanta anni, dal progetto di Franz di Salvo della fine degli anni ’60 alla costruzione degli anni ‘70, dalle “deportazioni” del post-terremoto dell’‘80 alle occupazioni della camorra negli anni successivi – in quegli edifici non ancora finiti, senza attrezzature né servizi, il trasferimento di una classe sociale già povera e sfortunata è stato il detonatore di una tragedia sociale inevitabile – poi gli abbattimenti cominciati negli anni ’90: quello delle prime due Vele dall’allora sindaco Bassolino nel ’‘97 e nel 2000, della terza dal sindaco Iervolino nel 2003 e quello programmato di altre tre dall’attuale sindaco de Magistris, mentre avanzava sempre più drammatico il degrado, ma è pure una storia di intense battaglie, suggestioni, dibattiti, film, romanzi e belle vicende di riscatto sociale.