Con le dimissioni di Auricchio si chiude un intero ciclo dell’ amministrazione arancione. Della prima amministrazione de Magistris rimane solo l’assessora Palmieri, tutti gli altri sono spariti durante gli anni e non senza strascichi polemici. L’ andata via del direttore generale ha, però, un peso maggior e un significato particolare, essendo stato l’artefice di tutte le scelte compiute dal sindaco in questi nove anni; dalla Coppa America alla candidatura, insieme al Pd, di Sandro Ruotolo. Insomma Auricchio è stato la mente e il braccio di una intera strategia che ha visto sprigionare un’attività politica infarcita di furbizie, consociativismo, conservatorismo travestito da fare rivoluzionario. I cambi di casacca, l’accondiscendenza delle opposizioni, l’uso della Città metropolitana come cassa di compensazione degli incarichi distribuiti tra San Giacomo e Via Verdi è tutta farina dell’instancabile colonnello. Gran cerimoniere, ma anche incapace di comprendere che tutto si trasformava in un lento e inarrestabile declino della città. Il Comune è stato atrofizzato e i dirigenti pubblici messi in una condizione di assoluta subalternità, basti pensare alle manovre di bilancio prodotte con un fare dirigistico, sottraendo l’autonomia e la responsabilità dei dirigenti di settore.

Anche nei confronti del sindacato si è operato col principio di divide et impera, facendolo diventare, in alcune sue parti, cinghia di trasmissione della giunta. Quanti dirigenti sindacali si sono stabiliti nelle stanze di Auricchio come consulenti, venendo meno al mandato conferitogli dai lavoratori. Ma il risultato qual è stato? Il mio giudizio è severamente negativo sull’azione di governo, ma lo è di più sul senso politico che ha prodotto fenomeni di grave conservatorismo e violento ribellismo. Napoli non ha mai avuto un’amministrazione peggiore di questa e mai vi è stata una divaricazione così ampia tra cittadini e istituzione cittadina. Il 9% di partecipazione alle suppletive sta lì a ricordarlo, così come bisogna ricordare che questo sindaco è stato eletto con un pugno di voti, mentre la grande parte della città si asteneva. Naturalmente immensa e grave è la responsabilità del centrosinistra e in particolar modo del Pd che ha abbandonato il terreno dell’analisi sociale ed economica, ha verticalizzato il rapporto tra cittadini e pochi portatori di voti, ha svolto malissimo l’opposizione in questi anni.

Dal 2011 questa città è totalmente acefala per mancanza di ogni forma di classe dirigente. Ora cosa succederà col dopo Auricchio? Le dichiarazioni di de Magistris di questi ultimi giorni sono intrise di estremismo e nascondono l’assenza di qualsiasi visione politica progressista. Anziché sostenere l’asse col centrosinistra rivendica a sé la candidatura di Ruotolo, parla di lista regionale, ma non ha i candidati sufficienti, spara a zero contro De Luca sottraendosi a ogni confronto, spera in una rotta di collisione tra Pd e M5S come se ciò potesse avvantaggiarlo. Credo che si debba battere il ferro ora caldo e mettere in un angolo gli arancioni con una ripresa coerente e trasparente dell’opposizione democratica. Si guardi in avanti chiudendo questa pagina oscura e si ridia dignità alle istituzioni e alla politica.