Da giorni l’Accademia di Belle Arti di Napoli è scossa dalla vicenda di presunte molestie sessuali da parte di uno dei docenti sulle alunne. A rompere il silenzio su una prassi che stando ai racconti delle allieve si perpetrava da tempo è stata una studentessa 20enne che avrebbe sporto denuncia nei confronti del professore presso i carabinieri di Posillipo. Gli inquirenti hanno lo avrebbero iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di violenza sessuale, anche se il docente attraverso i suoi legali, avrebbe consegnato spontaneamente ai magistrati i tabulati delle conversazioni via chat e social intercorsi con la ragazza.

LA VICENDA – Il professore sostiene di essere innocente e ammette che c’è stata una relazione con la studentessa che lo ha denunciato ma che, secondo quanto dichiarato era consenziente. Per la ragazza invece si è trattato di violenza sessuale. Intanto il docente è stato sospeso dal servizio. La procura di Napoli dovrà fare chiarezza su tutto quanto avvenuto in un clima tesissimo tra i corridoi dell’Accademia e soprattutto sui social dove è partita una violenta gogna mediatica nei confronti del docente. Ma a denunciare alle forze dell’ordine rimane solo la ragazza 20enne mentre non emergono altre denunce, cosa che farebbe smontare tutto il caso. Sui social, invece, si stanno riversando tanti racconti di presunte vittime che accusano il docente di averle adescate online per poi costringerle a inviare foto hard, uscite o palpeggiamenti sotto la minaccia della bocciatura. Qualcuno ha anche montato un video poi pubblicato su YouTube con tutti gli audiomessaggi del docente e gli screenshot delle conversazioni. Tutto materiale che va verificato e contestualizzato.

LA LETTERA DELLE STUDENTESSE – Le studentesse dell’Accademia in una lettera aperta affidata alla community “Non una di Meno – Napoli” raccontano quanto sarebbe accaduto nelle aule dell’accademia. “L’abuso di potere da parte del docente in questione non ha colpito solo una nostra collega – scrivono le studentesse nella lettera – ma negli anni siamo state in tantissime, purtroppo, ad essere state colpite dalla politica di terrore, dalla violenza e dalla possibilità di non sottrarci anche solo a ricevere un complimento non gradito, un messaggio su chat mai richiesto, obbligate a rispondere anche quando non avremmo mai voluto, ci siamo spesso chieste: come si fa a non rispondere anche soltanto con un ciao ad un docente lì dove a legarci è il rapporto di subordinazione che ci fa dubitare che qualsiasi cosa non detta possa ritorcersi contro di noi?”.

LE TESTIMONIANZE – Nel lungo post su Facebook Non una di meno raccoglie le testimonianze e gli screenshot dei contatti tra il prof e le studentesse. Ce ne sono alcuni con inviti ad andare al cinema, dei contatti iniziati presumibilmente dal prof e che continuano con piccole allusioni e inviti, ma il tutto a dire il vero non sembra così scandaloso. C’è anche chi adescata sui social taglia corto la conversazione. C’è chi racconta di essere stata avvicinata in occasione del test di ingresso e ricoperta di complimenti dal professore che aveva appena conosciuto. Lui nello stesso pomeriggio le avrebbe scritto su Facebook e invitata ad andare al cinema. Lei aveva tagliato a corto e rifiutato. Da lì l’inizio del calvario. Una racconta l’incubo di non riuscire a superare i suoi due esami, il ritardo nella laurea e la tragedia di avere paura in un luogo che dovrebbe essere sicuro per gli studenti e che invece, a quanto risulta dai racconti, non lo sarebbe stato affatto. Le ragazze dicono che in Accademia tutti conoscevano questa situazione. Insomma tutti racconti su cui essere molto prudenti, da verificare, ma su cui nel frattempo la stampa si è riversata con il solito giustizialismo.

L’APPELLO – “Abbiamo vissuto a lungo con umiliazioni pubbliche durante il corso di questo docente – continua la lettera aperta – trattate malissimo e, per quelle tra di noi che avevano deciso di mandarlo a quel paese via chat, è iniziato un calvario, per alcune durato anni. Esami rimandati e esami a cui siamo state bocciate almeno tre volte, esami a cui ad alcune di noi ci è stato detto “sì, lo meritavi, ma se avessi accettato il mio invito sarebbe stato tutto più semplice, ritenta la prossima volta sarai più fortunata” esami che siamo riuscite a superare soltanto con la presenza di un accompagnatore/trice”.